Un vecchio paziente
November 4, 2005
“Prego?” chiesi.
Un tizio era entrato all’improvviso nella stanza in cui ascolto le persone che vengono a cercare il mio aiuto. Aveva aperto la porta, si era guardato attorno con la mano ancora sulla maniglia. Appena mi aveva visto si era fatto da parte con il corpo come per invitarmi a uscire dalla stanza e seguirlo:
“Oh, bene, sei qua. Dai, vieni vecchio che c’è bisogno di te.”
Con un sorriso, mi rivolsi di nuovo a Elsa, una cara ragazza che mi stava spiegando il mondo visto con gli occhi di una bambina:
“Scusami solo un istante, spiego i principi base della buona educazione e torno subito da te.”
Mi avvicinai all’intruso e mentre faceva un passo indietro per permettermi di uscire, lo chiusi fuori dalla stanza con naturalezza. Mi tornai a voltarmi verso Elsa:
“Cosa ne pensi di andare a raccontare questa…”
“Ehi, ma… ma se ti ho detto che dobbiamo andare!”. Il tizio aveva riaperto la porta questa volta era rimasto sulla soglia. Mi voltai di scatto verso di lui, e agitai un braccio minaccioso verso di lui. Colto di sorpresa, fece un mezzo passo indietro come per schivarmi mentre da oltre allo stipite la mano di un altro mi afferrò il polso.
“Non ti devi permettere di minacciare il capo.” La mano apperteneva a un grosso omone, una specie di guardia del corpo a giudicare dalla stazza che mi riservò solo uno sguardo di sufficienza, poi si rivolse al capo tenendo in ostaggio il mio polso.
“Tranquillo, capo. Adesso lo portiaaa… aaahia!” Una mossa veloce, una lieve rotazione e prima che se ne accorgesse l’omone stava già volando verso il centro della sala di attesa. Il tonfo sul pavimento fu piuttosto maldestro e da rumore potevo diagnosticare una spalla lussata.
“Aspettate il vostro turno, vi chiamerò quando avrò finito.”
In bicicletta, un giorno d’estate
October 23, 2005
D’estate la canicola può essere talmente soffocante che nelle ore più calde del giorno sembra che non si muova più nulla e che anche il tempo si fermi. Sotto lo splendore del sole di luglio, la luce è talmente splendente che sembra inghiottire tutto quello che ti circonda…
Solo quando stava ormai tornando alla sua bicicletta, io riprendevo lentamente coscienza e rivedevo rifluire davanti agli occhi il film della realtà. Rivedevo il suo capo piegarsi di lato in un gesto di saluto e commiato, la sua bocca articolarsi in una frase e rivedevo la sua mano che mi porgeva un fascio di fogli.
Era sbucato pochi secondi prima pedalando da dietro l’angolo; con dei movimenti essenziali e precisi aveva fermato la sua bicicletta lasciando che si adagiasse in mezzo alla strada. Da una borsa appesa alla ruota della bicicletta era rotolata fuori una lattina che per un attimo aveva distratto il mio sguardo dall’uomo che ora si era diretto verso di me tirando fuori da una bisaccia che portava a tracolla un fascio di fogli tenuto assieme da uno spago. Fogli che avevo preso con un gesto automatico e che ora avevo tra le mie mani.
Ma cosa mi aveva detto subito dopo? Non riuscivo ancora a concentrarmi sulle sue parole perché c’era un rumore che continuava a distrarmi, un rumore che da parecchi minuti continuava in maniera alienante, ossessiva…
Sirene! Delle sirene si stanno avvicinando. Era almeno mezz’ora che le sentivo ed ero appena uscito di casa per capire cosa stava succedendo. Mi trovavo infatti sul ciglio del marciapiede per cercare di vedere se dal fondo della strada arrivassero le macchine quando il tizio in bicicletta era sbucato da dietro l’angolo alle mie spalle e…
“Sta’ in disparte e non farti notare, adesso.” mi aveva detto il tizio mentre prendevo i fogli dalla sua mano. La sua voce era calma, il tono pacato era quello che si usa quando si da un consiglio benevolo e rassicurante. Poi mi aveva salutato con un cenno amichevole del capo, aveva inforcato la sua bicicletta e dopo due colpi di pedale aveva preso una andatura veloce al centro della strada. Non si era più voltato nella mia direzione.
Io mi ero messo quel fascio di fogli sotto il braccio e mi ero avviato verso il portone spalancato. Il rumore delle sirene era molto vicino adesso e appena giunto all’ombra dell’androne mi ero fermato per vedere cosa sarebbe successo.